Immagine creata con IA - Nano Banana 2
Del
mio primo incontro con i gatti, sulla soglia dell'età dei ricordi, mi
resta che questi animali domestici sono dei miei nemici giurati. Con mia
madre Emma andammo in visita a una sua amica a Salò: una vecchia
signora¹ che risiedeva in un vecchio e decadente palazzo del centro. Abitava da sola in quella casa assieme a un vecchio gatto che ebbe,
nel suo unico amore rimastole, più attenzioni da parte della padrona che
il bambino che malauguratamente la madre si era portata dietro. Era un
gatto, o, forse, una gatta - perché certo a quella primissima età non mi
ponevo il problema del sesso di altri animali - di colore nero, con poco
pelo, e in cui l'età avrebbe avuto bisogno, come per la sua padrona, di un
importante operazione di alta chirurgia estetica. La signora non
s'accorgeva delle devastazioni prodotte dall'età e dalle prolungate
solitudini con questo abitatore domestico della casa.
La maîtresse dell'alloggio, in realtà composto da pochi locali a cui ora so dare il nome di bugigattolo², offri a mia madre e al bambino che l'accompagnava qualcosa; nel buio di quella stanza non ebbi nemmeno il modo di capire che cosa fosse, perché improvvisamente quel gatto scattò, in un miracolo di leggiadria, e mi lasciò segni di graffi nelle nude gambine e sulle mie magre mani che abbandonaro quanto gli era stato porto. La bisbetica padrona, in cui la vecchiaia non aveva fatto il dono della tenerezza, si preoccupò solo che la bestiaccia non si fosse fatta male nella rovinosa caduta da quel salto cui ormai non doveva essere più avvezzo, ignorando le unghiate che mi erano state “felinemente” inferte. Solo per la timidezza, per le raccomandazioni della mamma di comportarmi bene prima di salire quelle buie scale, e per il fatto di non ferire la fiducia che era stata posta in me dimostrando coraggio, non dissi nulla; parlarono però i miei occhi e il mio ritirarmi ancora di più a lato di quel canapè.³
La maîtresse dell'alloggio, in realtà composto da pochi locali a cui ora so dare il nome di bugigattolo², offri a mia madre e al bambino che l'accompagnava qualcosa; nel buio di quella stanza non ebbi nemmeno il modo di capire che cosa fosse, perché improvvisamente quel gatto scattò, in un miracolo di leggiadria, e mi lasciò segni di graffi nelle nude gambine e sulle mie magre mani che abbandonaro quanto gli era stato porto. La bisbetica padrona, in cui la vecchiaia non aveva fatto il dono della tenerezza, si preoccupò solo che la bestiaccia non si fosse fatta male nella rovinosa caduta da quel salto cui ormai non doveva essere più avvezzo, ignorando le unghiate che mi erano state “felinemente” inferte. Solo per la timidezza, per le raccomandazioni della mamma di comportarmi bene prima di salire quelle buie scale, e per il fatto di non ferire la fiducia che era stata posta in me dimostrando coraggio, non dissi nulla; parlarono però i miei occhi e il mio ritirarmi ancora di più a lato di quel canapè.³
Il
secondo incontro con un gatto, di cui è fresco il ricordo, è molto più
recente ed avvenne nel patio di un ristorante di Le Castella, in
Calabria. Eravamo, io e mia
moglie “Donna Aurelia”, gli unici avventori di quel luogo in
quella primavera avanzata già calda. Lì, al riparo dal sole accecante del mezzogiorno grazie all'intimità fresca e raccolta di un albero di limoni, ci sedemmo ad un tavolo. Già all'antipasto di alici “arringate” - fritte con peperoni freschi e piccanti - vidi nel patio movimenti
di gatti; l'attenzione era ovviamente rivolta ad altro, allo stare
bene in quel posto e al vino Cirò che andava giù onestamente. Poi, ci fu
servito, come da ordinazione, “U pisci spata”⁴, il celebre e prelibato piatto della cucina calabrese, curiosamente è definito come "il Pinocchio della Costa Viola".
Non si erano dimenticati di noi, i gatti del patio: improvvisamente, uno di loro si avventò sul mio piatto, graffiandomi le braccia e le mani per portandomi via la gustosa pietanza, con un giudizio condiviso anche da questo scroccone ospite. Il felino, che aveva un manto di colore bianco opaco, ebbe uno scatto vibrante, di toni diversi e più lirici rispetto a quello di Salò, abituato in quel giardino che era tutto il suo mondo.
Sotto la sferzata di quel gesto fulmineo, avvertii un brivido antico. In un istante il patio profumato di agrumi si dissolse: l'azione di quel felino, resa ancora più tagliente dalla luce del giorno, riaprì una vecchia ferita psicologica, rinnovando quel senso di inquietudine e di latente rivalità mai del tutto sopita. Con la sua selvaggia e aristocratica freddezza, quel gatto calabrese sembrava rivendicare la stessa indifferenza della bisbetica padrona di Salò, lasciandomi ancora una volta immobile a difendere, in silenzio, il coraggio ferito di quel bambino sul canapè.
----------
notte del 16 maggio 2014
₁ Alla caduta del fascismo la Signora era rimasta a Salò, dove aveva seguito il suo amante, un piccolo gerarca che quando era a Bologna era padrone dei Grandi magazzini "Alla nuova Italia" che erano in via Indipendenza (ora vi è il negozio di abbigliamento della catena non italiana H&M). Mia madre mi raccontava che alla riuscita invasione dell'Etiopia (1936) lo stesso gerarca fece mettere all'ingresso del negozio due uomini con la "faccetta nera" (ricordate il motivetto, vero?) di quel paese… e l'impatto visivo - per la gente comune - doveva risultare grandioso.
₂ Bugigattolo - stanzino buio e scomodo. Anche locale molto angisto e squallido. Probabilmente composto dalle parole bugio e gatto, ovvero "buco per il gatto".
₃ Canapè - divanetto imbottito e fornito di spalliera e braccioli.
Non si erano dimenticati di noi, i gatti del patio: improvvisamente, uno di loro si avventò sul mio piatto, graffiandomi le braccia e le mani per portandomi via la gustosa pietanza, con un giudizio condiviso anche da questo scroccone ospite. Il felino, che aveva un manto di colore bianco opaco, ebbe uno scatto vibrante, di toni diversi e più lirici rispetto a quello di Salò, abituato in quel giardino che era tutto il suo mondo.
Sotto la sferzata di quel gesto fulmineo, avvertii un brivido antico. In un istante il patio profumato di agrumi si dissolse: l'azione di quel felino, resa ancora più tagliente dalla luce del giorno, riaprì una vecchia ferita psicologica, rinnovando quel senso di inquietudine e di latente rivalità mai del tutto sopita. Con la sua selvaggia e aristocratica freddezza, quel gatto calabrese sembrava rivendicare la stessa indifferenza della bisbetica padrona di Salò, lasciandomi ancora una volta immobile a difendere, in silenzio, il coraggio ferito di quel bambino sul canapè.
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notte del 16 maggio 2014
₁ Alla caduta del fascismo la Signora era rimasta a Salò, dove aveva seguito il suo amante, un piccolo gerarca che quando era a Bologna era padrone dei Grandi magazzini "Alla nuova Italia" che erano in via Indipendenza (ora vi è il negozio di abbigliamento della catena non italiana H&M). Mia madre mi raccontava che alla riuscita invasione dell'Etiopia (1936) lo stesso gerarca fece mettere all'ingresso del negozio due uomini con la "faccetta nera" (ricordate il motivetto, vero?) di quel paese… e l'impatto visivo - per la gente comune - doveva risultare grandioso.
₂ Bugigattolo - stanzino buio e scomodo. Anche locale molto angisto e squallido. Probabilmente composto dalle parole bugio e gatto, ovvero "buco per il gatto".
₃ Canapè - divanetto imbottito e fornito di spalliera e braccioli.
₄ Il pesce spada.
* È un'immagine allegoria creata con IA, concepita per mostrare i due incontri attraverso una struttura speculare:.
• A sinistra (Salò): Troviamo l'interno cupo e decadente del palazzo. La vecchia signora austera siede sul canapè consumato, mentre il gatto nero con poco pelo scatta a mezz'aria in un miracolo di leggiadria, lasciando i segni dei graffi sulle mani e sulle gambe nude del bambino spaventato.
• A destra (La Calabria): La scena si apre alla luce meridiana. Sotto la frescura raccolta di un albero ricco di limoni gialli, il gatto dal manto bianco opaco compie il suo "scatto lirico", avventandosi sul piatto di pesce spada e graffiando le braccia protese dell'uomo. Sullo sfondo, oltre il muretto del patio, l'azzurro del mare di Le Castella.
Un filo sottile di tensione psicologica unisce lo sguardo dei due felini, legando il passato al presente.
* È un'immagine allegoria creata con IA, concepita per mostrare i due incontri attraverso una struttura speculare:.
• A sinistra (Salò): Troviamo l'interno cupo e decadente del palazzo. La vecchia signora austera siede sul canapè consumato, mentre il gatto nero con poco pelo scatta a mezz'aria in un miracolo di leggiadria, lasciando i segni dei graffi sulle mani e sulle gambe nude del bambino spaventato.
• A destra (La Calabria): La scena si apre alla luce meridiana. Sotto la frescura raccolta di un albero ricco di limoni gialli, il gatto dal manto bianco opaco compie il suo "scatto lirico", avventandosi sul piatto di pesce spada e graffiando le braccia protese dell'uomo. Sullo sfondo, oltre il muretto del patio, l'azzurro del mare di Le Castella.
Un filo sottile di tensione psicologica unisce lo sguardo dei due felini, legando il passato al presente.
Rames Gaiba
© Riproduzione riservata
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