sabato 20 dicembre 2025

Via del Pratello a Bologna è un film 6x7


LA NOTTE DEL PRATELLO

E mi ritrovo qui - da solo - a scrivere sul tablet, oltre la mezzanotte, all'esterno di una piccola osteria - che fra poco abbasserà la saracinesca - a metà di Via del Pratello, «al cruzel», il crocevia, più o meno all'angolo Pratello-Pietralata, davanti ad un'altra birra artigianale, in attesa della luce dell'alba, che non tarderà in questa afosa estate bolognese

Scrivevo di una storia, di un sogno, che avevo fatto la notte/giorno prima, molto colorato ma in cui il viola predominava e di un nome "Rojjeger" di una fabbrica di vernici, che, poi, ricerche su internet mi avevano detto che non esisteva; un racconto onirico, molto italiano, non contaminato da visioni globalizzate, un crogiolo di ricordi non assemblati, ma in cui trovavo riferimenti nella moda ed al colore (che poi era il mio lavoro), e una vita già vissuta, che forse valeva la pena di scrivere, cercando di mettere insieme qualche parola e collocare, dando luce, ad alcuni ricordi autobiografici. 
Per un momento i sensi di colpa vincono sul peccato.
Emidio Clementi - La notte del Pratello; Ed. Playground, 2016 

   


Conosco bene questa via, non solo perché a Bologna abito a poche centinaia di metri dal Pratello, ma, perché rientra nei miei bolognesi luoghi frequentati, assieme alla passeggiata sotto il lungo ed ininterrotto Portico (666 colonne in totale, come simbolo del diavolo che viene schiacciato dalla Madonna) che porta al Santuario Madonna di San Luca; quest'ultima, ormai, però, è sempre meno meta di devoti in pellegrinaggio "mi nutro del silenzio di una chiesa deserta" ma ora è meta di fanatici del fitness, che se lo dici in italiano "attività motoria" ti si affloscia la forma fisica, ... ma la vista dall'alto del ripido colle ripaga e permette di dire, in versi epici, e dovunque io vada a cadere dirò che ho volato 
 
 

foto: © Rames Gaiba


... poi, quella visione.
Era una immagine che gli restava addosso fino a quando non scendevamo in città e venivamo riassorbiti da semafori e insegne pubblicitarie. 
Emidio Clementi - La notte del Pratello

Dai, mettiti comodo, che ti racconto una storia.


DI GIORNO UNA COSA, DI NOTTE UN'ALTRA

Via del Pratello¹ è una storica (le prime note storiche risultano con documenti già dal 1184 con la menzione del burgo Peradelli) via popolare del centro storico di Bologna, di giorno tranquilla strada frequentata dai residenti, di notte animata e vivace e talvolta turbolenta dagli avventori, in prevalenza giovani, che ne frequentano i locali fino a inoltrata notte; si contraddistingue per la presenza di piccole botteghe e osterie, dove si beve vino (generalmente in caraffa) e birra, serviti sui tavoloni di legno sulla strada, oltre che cibi di tutte le regioni o multietnico. Al Pratello non ci sono istituti di credito, né boutique né tutto ciò che a Bologna può essere catalogato sotto il termine “fighetto. Le saracinesche molto colorate meritano di essere viste nelle prime ore del mattino quando gli esercizi sono chiusi, e completano questa passeggiata fra questa arte di strada che si estende sui muri, dove artisti pittano², comunicano messaggi sociali, politici o culturali.

Il Pratello è un turbinio di colori, di voci e di presenze, con una storia antica che si è trasformata ai giorni nostri in un borgo con una storia percepita di una realtà (in particolare in certe ricorrenze «politiche») un po' ribelle che ha una traccia che lascia il segno, dove anche l’arte non smette mai di dialogare con il quotidiano. ll Pratello è oggi una social street a tutti gli effetti, è uno di quegli iper-luoghi che non dorme mai.

Il nome Pratello deriva da Pradello o borgo del Peradello che deriva da un diminutivo di pero, indicando un “luogo alberato da peri”, come lo era fino alla metà del 1800³. Il nome "Pratello" è stato usato per la prima volta a metà del XVIII secolo da Gianandrea Taruffi, sostituendo il precedente "Pradello". La forma Pratello, che è quella attuale, iniziò ad essere usata solo dalla metà del XVIII secolo e fu ufficializzata solo successivamente, con la riforma napoleonica, tra il 1796 e il 1802, ed  è stata registrata ufficialmente nel 1860. 


La selciata di via del Pratello realizzata con pietre di ciottoli di fiume ovoidali,
le liste parallele rappresentano le «guidane» in lastre di granito.
 
Via del Pratello (2018) - Giovanna Regazzi (Bologna, 1958 - ) *
acrilico su carta
 

* Ora, questa opera è volata a Boston in quanto acquistata da una studentessa americana che vuole ricordarsi Bologna e gli aperativi con gli amici in via del Pratello.

Solidarietà, memoria, relazioni, degrado: il Bignami del Pratello. La via dalle tinte ambrate, orlata di porticati, è terra di contraddizioni: chiusa e aperta, eterea e carnale, ostinata e arrendevole. Si rincorrono luci e ombre, caos e quiete.
Di giorno una cosa, di notte un’altra.
Paolo Simoncelli


L'inizio di via del Pratello... quella meno "popolare" in una serata di pioggia.
Più in là, dopo, c'è il resto, che non è più borgata ma città.


La guerra (Secondo conflitto mondiale) ha salvato dal piccone demolitore l'imbocco di via del Pratello sullo snodo di via Ugo Bassi. Ma non dalle bombe, in particolare, l'estremità opposta dove questi bassi vecchi edifici si confrontano con il nuovo.  


Il  Pratello è una zona, situata al confine nord del quartiere Saragozza, che prende il nome e si dirama intorno a via del Pratello, un'antica strada quasi del tutto porticata di circa 600 metri. La zona comprende le strade e le piazze limitrofe come piazza San Francesco, via De' Marchi, via del Borghetto, via Paradiso, via Pietralata, via della Grada, via San Rocco, via San Valentino, via Santa Croce e via Calari.
Pittare - verbo transitivo [dal latino pictare, iterativo di pingĕre "dipingere", participio passato  pictus], come nel poetico uso parlato del sud Italia - [stendere vernice su qualcosa].
Come nelle vicine vie Nosadella e Frassinago crescevano rispettivamente alberi di noci e frassini.
Palazzi moderni costruiti dopo il Secondo conflitto mondiale si trovano 
al n. 13 e di fronte al n. 12, dopo piazza San Francesco e, più avanti, altro edificio al n. 22. Poi, dal n. 90 fino in fondo alla chiesa di San Rocco e di fronte al n. 97. 
 


MURI PULITI, POPOLI MUTI
IN FONDO POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTA UNA LETTURA


Antonio Mandelli («pratellologo», poiché nel Pratello ha vissuto, da cinno, gli anni della guerra, poi, da giovane, gli anni del dopoguerra e poi, da comunista, gli anni della politica e poi, da protagonista gli anni del Circolo Pavese) definisce così «il Pratello»:
Ed era abitato prevalentemente da un sottoproletariato che lavorava saltuariamente e in parte ... arrottondava con affari poco leciti. Per esempio Tognein faceva il facchino e poi si arrangiava. Poi c'erano anche i ladri professionali, che facevano parte della malavita. Ino si suicidò dopo aver abbandonato la professione, perché non si sentiva più a suo agio. Poi c'erano le donne, poverette, che avevano il maggior carico della famiglia. Erano delle casalinghe, che lavavano nel canale la biancheria dei bolognesi ricchi. Famiglie molto numerose, con una grande miseria. La tubercolosi è stata una delle malattie socialiche nel Pratello ha mietuto molte vittime. Io mi ricordo soprattutto che c'era una gran miseria.¹ 
Negli anni del fascismo il Pratello era contemporaneamente zona di malavita e zona di ribellione politica.
Assieme al sottoproletariato e a chi viveva socialmente ai margini c'era però anche una presenza attiva dei Partiti, socialista e comunista. Una delle prime cellule comuniste di Bologna fu quella del Pratello. Al Pratello c'è stato un discreto movimento partigiano [...]. E c'era anche una certa solidarietà con la malavita. Quando i partigiani, subito dopo la Liberazione, aprirono uno Spaccio Cooperativo per la distribuzione degli alimenti a questa iniziativa collaborarono anche i malavitosi. [...] C'è stata quindi una specie di fusione con la malavita, una via di mezzo tra l'omertà e la solidarietà di classe tra poveracci che devono aiutarsi a sbarcare il lunario. 
Poi il dopoguerra e, come si usa dire , la ricostruzione, ma in Via del Pratello la ricostruzione c'è stata davvero, con la ricucitura e la stabilizzazione di legami sociali e di appartenenza che non si erano mai sfilacciati nemmeno con la guerra. Questa tessitura di rapporti tra famiglie, tra lavandaie, tra madri coraggio e malavitosi era il  «tessuto sociale» del Pratello, cucito appunto col filo dell'appartenenza di classe. A sua volta questo tessuto sociale ha fornito la stoffa ad una sorta di telone da pompiere che ha accolto e attutito la ricaduta in città di altri e nuovi emarginati e nuovi immigrati che nel Pratello trovavano una loro integrazione-deviante.²

Gianfranco Rimondi (drammaturgo, regista, critico e insigne «pratellista», per averci lavorato  in qualità di intellettuale-sul-territorio organico al Circolo Pavese per più di vent'anni) così descrive il Pratello:
Via del Pratello è sempre stata una zona maledetta, e come tale attrattiva per i giovani. Moltissimi studenti trovarono alloggio al Pratello. Poi c'è stato il grande flusso di meridionali che lì trovavano a 10.000 lire al mese un buco in cui vivere in sei o sette.Non c'erano tanti insediamenti operai, quanto proprio di «extra». Il Pratello è stata da sempre una strada di passaggio per i provinciali, per quelli che venivano dalla montagna, da Monterenzio o da Monghidoro e che si stabilivano inizialmente lì, trovavano un lavoro e poi magari si sistemavano altrove. 
Storicamente Via del Pratello è sempre stata una sorta di Centro di prima accoglienza, per tutti. E c'è stata nel Pratello un'integrazione fortissima tra componenti diverse, tra sfigati di vario genere, compresi  noi che facevamo teatro.³ 
E il Pratello come ammortizzatore sociale delle nuove immigrazioni ha funzionato: ha funzionato fino a poco tempo fa. Ha funzionato con i meridionali, ha funzionato con gli studenti, ha funzionato con gli stranieri. Ha funzionato coi sessantottini e ha quasi-funzionato, seppur con qualche strappo profondo, anche coi settantasettini.


₁ Patrizio Roversi - “Il Pratello”, in: Sergio Vincenzi (a cura di) - Il Pratello; Grafis Edizioni, 1993 , p. 18. 
₂ Patrizio Roversi - “Il Pratello”, in: Sergio Vincenzi (a cura di) - op. cit., p. 20
₃ Patrizio Roversi - “Il Pratello”, in: Sergio Vincenzi (a cura di) - op. cit., pp. 20-21.   Gianfranco Rimondi (Bologna, 1938-2021). I suoi primi lavori esordiscono nel 1961 al teatro La Ribalta con la compagnia 'Teatro sperimentale città di Bologna'. Nel 1963 è assistente-regista con Giorgio Strehler. Fonda nel 1969 il 'Teatro Evento', prima compagnia sociale, con un repertorio basato su testi da lui scritti e diretti. Gianfranco Rimondi è un drammaturgo impegnato nel teatro politico e sociale: molti dei suoi primi lavori nascono da ricerche sul territorio di Bologna e della Regione.
Basti pensare alla pluri-rappresentata e premiata 'L'eroica e fantastica Operetta di via del Pratello' (1974) o al lavoro sulla cultura contadina emiliana 'La rabbia della terra' (1975).
₄ Patrizio Roversi - “Il Pratello”, in: Sergio Vincenzi (a cura di) - op. cit., p. 21 


In questa via ebbe sede "Radio Alice", nata il 9 febbraio 1976 a mezzanotte, suonando la canzone “Star Spangeld Banner at Woodstock” di Jimi Hendrix, inno alla libertà, in una soffitta autogestita di due locali di via del Pratello 41, storica emittente radiofonica dell'Autonomia e del Movimento studentesco bolognese, che ben presto diventò una delle più note radio libere italiane, che fu un modello essenziale per innovativi linguaggi. Un nuovo tipo di comunicazione, con diretta telefonica e tanta ironia, ma nessun palinsesto.
Radio Alice viene chiusa il 12 Marzo 1977 alle 23:25 con l'irruzione della Polizia. Di tesi universitarie su Radio Alice ne sono state scritte decine e decine in tutti questi anni. Non solo da studenti di scienze delle comunicazioni e di storia, ma anche di lettere, di musica, di storia dell'arte.

Nel 1977
Umberto Eco tenne alcune gremite lectio magistralis alla Sorbona (università di Parigi) sul linguaggio di Radio Alice: i fatti erano appena accaduti, anzi erano ancora in corso, ed avevano travalicato le Alpi. Scrive Valerio Minnella, uno degli ideatori della Cooperativa Studi e Ricerche sul Linguaggio Radiofonico, proprietaria della radio: vi dirò che sentirgli tradurre il mio «Ecco qui Beethoven, se vi va bene, bene. Se no, seghe.» in «Voici Beethoven, si vous l’aimez, bien. Si non, masturbez vous», dava alle mie parole tutta un’altra eleganza.
 
A partire dagli anni sessanta, la zona del Pratello è stata sede di movimenti politici e culla di iniziative culturali che hanno lasciato segni visibili anche oggi.

Radio Alice è entrata anche nella trama del film Lavorare con lentezza”, di cui al link il film completo.
Regista: Guido Chiesa sceneggiato assieme a Wu Ming (Fandango), un collettivo di scrittori italiani fondato a Bologna.  Data di uscita: 1° ottobre 2004.
Il film è stato presentato alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Il titolo del film è preso da una canzone di Enzo Del Re, che cantava accompagnandosi con i suoni prodotti da una sedia e la bocca, (contenuta nell'album
Il banditore, 1974), inserita nella colonna sonora del film e che veniva usata da Radio Alice in apertura ed in chiusura delle sue trasmissioni.



Nel film vi sono varie canzoni fra cui chiude, sui titoli di coda, il brano “Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano.




Due ragazzi
della periferia di Bologna sui venti anni, Sgualo e Pelo, possono solo sognare una via d’uscita dal quotidiano grigio e opprimente. Qualche volta per ovviare alla cronica mancanza di denaro fanno qualche “lavoretto” per un ricettatore locale, Marangon.
Questa volta, però, Marangon propone loro qualcosa di diverso…
scavare un tunnel per rapinare una banca: la Cassa di Risparmio di piazza Minghetti. I due, non senza tergiversare, accettano la rischiosa impresa. Ma, si sa, lavorare stanca.
Per vivacizzare le ore lavoro, i due portano nel tunnel una radiolina. Trovano Radio Alice. Il "flusso creativo" dell'emittente diviene la colonna sonora dei colpi di piccone. In una notte Pelo e Sgualo, trovatisi impossibilitati a continuare lo scavo a causa di un acquazzone, decidono di andare alla sede dell'emittente ed  entrano in contatto
con il mondo dell'attivismo studentesco. Inizia l'avventura.

I ragazzi hanno perso la radio, gli amici, le donne. L’appuntamento con la Storia, forse. Ma la sensazione di averci provato, quella lì non li abbandonerà più.
In attesa di provarci di nuovo.

“Tutte le storie parlano di oggi. E di domani.”
Guido Chiesa e Wu Ming

Buongiorno, qui Radio Alice, lunedì 9 febbraio 1976. Ieri nevicava. Stanotte c'era la luna e il 13 sarà piena. Siamo sotto il segno dell'acquario e i nati in questo giorno sono tendenzialmente azzurri, con una spiccata tendenza agli scioperi felici.

Qui Radio Alice, chi vuole può venirci a trovare in via del Pratello 41, la porta è aperta, il microfono anche. Domani facciamo una festa in piazza per salutare la primavera. Per stamattina, invece, vi invitiamo a non alzarvi, a stare a letto con qualcuno, a fabbricarvi strumenti musicali e macchine da guerra.

Radio Alice in un fumetto di Andrea Pazienza

“Furono giorni di effervescenza e di creatività. Non c'erano la violenza e la cattiveria ideologica che aveva conosciuto in decine di scontri di piazza. C'erano canti, sberleffi, disegni, ironia. Radio Alice un'emittente libera, era un megafono che parlava alla città, della rivoluzione allegra, del potere che ormai si identificava nel PCI.” 

Valerio Varesi - Il rivoluzionario



₄ Lavorare con lentezza - Canzone di Enzo Del Re  (Mola di Bari, 1944 - 2011), cantastorie e corpofonista, è stato l'interprete più autentico di una stagione di impegno civile nella quale le canzoni di lotta e di protesta animavano il sogno di una società diversa.

Testo della canzone:
Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo | chi è veloce si fa male e finisce in ospedale | in ospedale non c'è posto e si può morire presto / Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo / la salute non ha prezzo, quindi rallentare il ritmo / pausa pausa ritmo lento, pausa pausa ritmo lento / sempre fuori dal motore, vivere a rallentatore / Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo / ti saluto ti saluto, ti saluto a pugno chiuso / nel mio pugno c'è la lotta contro la nocività / Lavorare con lentezza senza fare alquno sforzo / Lavorare con lentezza (recitato più volte).

Si noti il riferimento a Rino Gaetano nella strofa
chi è veloce si fa male e finisce in ospedale | in ospedale non c'è posto e si può morire presto”.  Rino è morto così.
 


foto: © Rames Gaiba


25 Aprile 1945 - 25 Aprile 2025
In Memoria di Anteo Zamboni
foto: © Rames Gaiba

₅ La sera del 31 ottobre 1926 a Bologna, nel pieno delle celebrazioni per la rivoluzione fascista, Mussolini è bersaglio di un colpo di pistola. Nel parapiglia che segue, un ragazzo identificato come l'attentatore viene linciato: è Anteo Zamboni. Mussolini sta avviandosi in auto verso la stazione quando, all’angolo tra Palazzo re Enzo e l’imbocco di via Indipendenza, viene sfiorato da un colpo di pistola. Sul quindicenne la folla e i molti militi fascisti presenti si accaniscono. Sul corpo del giovane, all’obitorio, verranno contate ben quattordici pugnalate profonde, un colpo di pistola e tracce di strangolamento.  Anteo è un tirannicidia, una pedina di un gioco più grande di lui, o la vittima casuale di una violenza di piazza? Attorno a questo enigma  si sono interrogati molti in questi decenni, in quello che sembra destinato a restare un mistero italiano. [Brunella Dalla Casa - Attentato al duce. Le molte storie del caso Zamboni; Ed. il Mulino, 2000]
Nella “rossa Bologna” del dopoguerra, Anteo entrò nel pantheon dei “martiri antifascisti”, gli fu dedicata una via del quartiere universitario (Mura Anteo Zamboni) e una targa in suo onore venne murata nel 1958 in piazza del Nettuno, all'incrocio con via Ugo Bassi.


Negli anni ottanta nasce il Circolo di Cultura Cesare Pavese e nel 1991 due edifici inagibili, siti ai civici 76 e 78 di via del Pratello, vennero occupati per essere adibiti ad abitazioni e spazi sociali. Qui presero vita importanti realtà musicali e iniziative culturali, come Prate TV, una delle prime televisioni di strada italiane. Gli stabili vennero sgomberati nell'Agosto del 1996.
Eppure non era un quartiere di vecchi. Non invecchia mai, pensava, chi a settant'anni è capace di capire perché a venti possa farti schifo tutto. Lo pensava passando davanti alle case occupate dai ragazzi coi cappelli dritti e gli sguardi ansiosi, quelli che all'inizio i vicini avevano sbirciato di traverso, e poi com'era d'abitudine al Pratello, erano diventati parte della famiglia, perché la voglia di parlare con chi ti sembra estraneo e diverso, al Pratello faceva sì che alla fine tutti capivano che c'è sempre un motivo per esser come uno è.” 
Pino Cacucci - Mastruzzi indaga


Carcere minorile - via del Pratello, 34
Alla luce delle prove, scavalca i muri...
foto: © Rames Gaiba
 

È una via molto frequentata dai giovani. Anticamente era una strada di miseria e di fame ma anche di grande dignità, dove i ladri e le prostitute si mescolavano alla povera gente onesta e convivevano in una alternanza di intese e rifiuti, che avevano comunque come collante la solidarietà degli "esclusi". La vita della "comunità del Pratello” e la vita della sua strada sono sempre andate avanti di pari passo, invecchiando e cambiando insieme attraverso i piccoli fatti quotidiani e i grandi avvenimenti che hanno segnato la storia di Bologna dall'avvento del fascismo fino ai giorni nostri.

 
Tra sacro & profano

Immagini devozionali sono ancora poste lungo lo sviluppo della strada.

Si inizia dal n. 1 (vedi foto a lato) poi, nell'ordine, al n. 3, al n. 21, al n. 41. Altri altarini sono nel silenzio dell'interno, negli androni, sui pianerottoli.

Non si può non citare odonimo di via Paradiso (si trova a 380 metri da via del Pratello n. 1) dove all'incrocio troviamo un "manifesto", resisterà per poco, se non nella memoria di una foto e/o di un file di computer.  Come altri Paradisi che furono in Bologna nel Medioevo, questo Paradiso era così chiamato perché portava ad un luogo sacro, che, nel caso specificò era la chiesa, ora sconsacrata, di San Niccolò, ancora esistente di via San Felice 41. Nella stessa via Paradiso troviamo un'altra edicola votiva. 

  
 
Via del Pratello n. 21² 
foto: © Rames Gaiba

  a sinistra: via Paradiso angolo con via del Pratello n. 31 ˷ sono tempi duri per l'umanità ˷
a destra: via Paradiso - cappella votiva
foto: © Rames Gaiba


  via del Pratello n. 41
foto: © Rames Gaiba


Crocifissione e Santi, di Scuola Bolognese del sec. XVII. La conservazione del dipinto è disastroso: ampie zone di colore sono andate perdute; il naturale degrado ed i numerosi atti vandalici subiti dal dipinto non ne hanno mai scoraggiato, tuttavia, la complessiva fruizione sociale e religiosa, giacché un intenso e provvidenziale affetto pubblico ne ha salvaguardato, nel corso del tempo, la vocazione di cappella di strada, muta testimone dei sentimenti devozionali, degli umori laici e, talvolta, anticlericali del portico.


via del Pratello, frase scritta alla colonna di un portico  - autore sconosciuto
foto: © Rames Gaiba

foto: © Rames Gaiba

Così scrisse Antonio Gramsci, sul primo numero di L’Ordine Nuovo, pubblicato il primo maggio del 1919.

Resiste una presenza della sinistra al Pratello
al civico 90 di via del Pratello, il circolo "sezione" del PD (ex PCI)
foto: © Rames Gaiba

e l'inconfondibile "rosso Bologna"
... il più fisico, quello che richiama di più al corpo ed al sangue umani....

Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1955

foto: © Rames Gaiba

STREET ART IN PENNELLO BOLOGNESE
UNA STORIA CHIAMATA PRATELLO


Strada di schiavi e di puttane. Di protettori e ladri di polli. Di mangiatori di topi. Anche di gatti, ovviamente. Origini oscure. Subarbia. Subarbia anche dopo, una volta inglobata alla città. Addossata alle mura. Terorizzata dai mutamenti. Quasi campagna e quasi città. Rifugio di giocatori d'azzardo, esperti in truffa alla francese, preti, uomini arrapati, alcolizzati, cacciatori di topi, spie, travestiti. Fame perenne. Regno del precariato. Indolenza. Nel corso dei secoli.

Emidio Clementi, La notte del Pratello, 2001



ma questa storia di Pinocchio è stata da me scritta qui...
foto: © Rames Gaiba

[...] lui e il vecchio Alex erano diventati amici una sera di gennaio, in un'osteria di via del Pratello”.

Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, 1994

foto: © Rames Gaiba

via Pietralata¹, 45 - Bologna
(siamo sempre nel rione o Borgo del Pratello ... 
e nella nota scoprirete il perché ho inserito questa via)
foto: © Rames Gaiba

Nel dopoguerra esistevano in via del Pratello il venditore di ghiaccio (in dialetto bolognese al giazarol), il venditore di carbone e legna da stufa e un tosacani.

Tra il civico 77 e 79 del Pratello, tramite una vetrina si accedeva ad una piccola bottega di ferrovecchio nel retro della quale si apriva un gigantesco cortile pieno di rottami e scheletri di macchine.

Ancora resiste, e quanto è appropriato questo verbo: terza persona singolare dell'indicativo presente di resistere, il piccolo negozio della Pasta fresca Naldi al civico 69/c, quel mazzolin di fiori dal Pratello, che da oltre 30 anni moltiplica amorevole cortesia petroniana e pasta fresca. 

 

Il mazzolin di fiori dal Pratello - Alice Pasquini² (2018) 
foto: © Rames Gaiba


Ho voglia di una storia d'Amore
Bufala e Salame Piccanti
ben cotta

Serrande di negozi alimentari - via del Pratello 65
foto: © Rames Gaiba

Portico di un palazzo in via del Pratello 90-92
foto: © Rames Gaiba

I cortili interni di alcune case di via del Pratello


Corte interna in via del Pratello 53
dove vi era il Circolo Pavese e il Teatro dei dispersi - Accademia 96

foto: © Rames Gaiba

Trompe-l'oeil, in un cortile interno in via del Pratello 90-92 
foto: © Rames Gaiba


L'attuale via Pietralata  è l'unione di due antiche vie originariamente separate: Pietralata (da via San Felice a via del Pratello) e via Nuova di Sant'Isaia (da via del Pratello a via Sant'Isaia). Questo doppia opera si trova nel tratto da via del Pratello a via San Felice. L'odonimo Pietralata è antichissimo documentato fin dal XI secolo, 1088 (Petra Lata). Non si sa cosa fosse questa “pietra larga” (petra lata) che diede il nome alla zona. In questa via, al numero 55, fu (dal gruppo fondatore di un cineclub del Pratello «l'Angelo azzurro») data vita il 17 gennaio 1984 al cinema Lumière. In oltre vent'anni di attività ininterrotta la sala si è distinta per una programmazione d'essai di alto livello e come sede di attività culturali e scientifiche della Cineteca comunale. Assieme alla biblioteca intitolata a Renzo Renzi si è trasferita nel 2003 nei nuovi locali di via Azzo Gardino 65 (ora Piazzetta P. P. Pasolini, 2/b) e ancora oggi presso una fondazione cinematografica si possono vedere film europei d'essai in prima visione e storici.
Alice Pasquini (Roma, 1980 - ), in arte Alice, è una delle poche donne attive nel panorama della street art. 





IL PRATELLO CHE PRENDE


Ho scoperto su un muro questa poesia:

“... forse manca il prete ma
di certo c'è il Dio degli scombinati

al Pratello che fu repubblica delle marchette ...”

I versi sono di Roberto Mastai, pittore, illustratore, libraio, artista del Pratello.



Via del Pratello

c'è la Tabacca fumosa / il giornalaio giornalista / i Santi peccatori / gli inquilini tignosi / gli adolescenti dispettosi / il commercio orientale / la ragazza impropria / lo scrittore asmatico / il pittore grammatico / la regina in visita / gli uomini frantumati / le donne rotte / e quelle indistruttibili / forse / manca il prete / ma / di certo c'è il Dio / degli scombinati / al Pratello / che fu repubblica / delle marchette ...

/ più in là / dopo il semaforo / Malpighi / c'è il resto / che non è più paese / ma rumore

Roberto Mastai (l'è mort  nel 2023) è stato un pittore, illustratore, libraio, artista del Pratello. Non c’è osteria che non abbia almeno un paio di sue opere appese. Disegni realizzati su qualsiasi supporto: tovagliette, vecchi mobili trovati nella spazzatura, cartoni, buste di carta, porta-uova. Tutte opere che amava accompagnare con piccole frasi, riflessioni ironiche, acute e amare al tempo stesso sulla vita, la gente, le donne. Su ogni cosa gli venisse in mente.


Poesia di Roberto Mastai – Murale di Leonardo Fornito
via del Pratello angolo via Pietralata (civ. 75/B) 
foto: © Rames Gaiba



poivorrei

Specialmente oggi,
essere al Pratello
ubriaco con te
in mezzo alla ressa
e dirti
Ti amo Bologna
Aprile - 25


Assemble (2020)
foto: © Riccardo Badolato



Mutenye

Quando ormai
la sala del Mutenye
era del tutto sgombra
e, solo all'ingresso, c'era
chi consumava ancora birra
- l'utima, avevo deciso,
tenendo d'occhio
orario e stanchezza -
lei entrò e chiese
un bicchiere di rosso.
L'ottenne, per via di quella
disperazione lunga, che non
le riusciva di fermare ...

Sante Notarnicola¹


Per un po' di tempo a casa mia suonava il telefono e, dall'altra parte, c'era la voce di un uomo, dalla cadenza torinese, che chiedeva di mio padre. Quando lui non era in casa al rientro dicevo sempre: «Pa' oggi ha chiamato il torinese, ti cercava». «Il torinese» cercava mio padre perché voleva aprire un'attività insieme a lui. Qualche tempo dopo mio padre passava le giornate in un locale, alle spalle della mia scuola, per ristrutturalo e arredarlo. Capitava che passassi per salutare o per fermarmi o per pranzare con lui se dovevo rientrare nel pomeriggio. Con mio padre c'erano altri ragazzi, alcuni amici di vecchia data e il torinese. Era il 1995, era Bologna ed era il Pratello. A Febbraio aprirono il «Mutenye», il torinese era Sante Notarnicola.


Sante Notarnicola (1938 - 2021), poeta ribelle rivoluzionario, in carcere dove ha passato più di 21 anni, l'oste del Pratello che fece parte della banda Cavallero. Il Mutenye, è un luogo dello spirito, ed è aperto da più di 20 anni - ovviamente - in via del Pratello 44/a.


 
NELLA NOTTE CI  GIUDICANO LE STELLE
 
 

foto: © Rames Gaiba

 
Nella notte ci guidano le stelle,
ho trovato un tavolo, ti aspetto per cena?




CHIEDO ALLA LUNA TONDA
 
L'odore del glicine anticipato
ha rigugitato tutti i giugni
passati.
Penso all'indietro
e sogno una Primavera di Praga
per arginare le maschere armate,
per consolare un popolo
ordinato, silenzioso,
fantasma nelle strade cittadine
spaventato dal gesto più comune:
ti ho incontrato e ho praticato
la giusta distanza,
sarà la regola più reiterata
di un incontro fortunato?
Avrà un verso l'esplorazione
dei prati, delle case, dei quartieri?
Esisteranno ancora
le mandrie in Pratello sogno?
Domando al cielo e stasera,
alla luna tonda, tanto tonda
che sembra la vita
che ci sfronda,
via da quel tempo rigurgitato,
dal glicine profumato. 
 
Pratello sogno
della musica
c'erano i veli
che virgolavano
sulla luna.
Notte profonda
con musica dolce
per andare
a un incontro
rubato al supermercato.
Braccialetti di finto oro
brillano,
stelle nascoste
nella luce del mio quartiere.

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poesia di Autore ignoto,
posta sulla vetrina di un negozio di via del Pratello a Bologna.
(Marzo 2021)

La fine di via del Pratello... quella più "popolare",
con molta giovane libertà. 


IL PRATELLO CHE NON HA MAI FINE

E ora? Le storie dei luoghi non hanno mai fine. Quelle delle persone sono nei ricordi di chi ancora in vita ti ha conosciuto, ed a cui non ti rimane che chiedere un po' di benevolenza nel giudizio. Altri, sconosciuti nei volti, leggeranno questa storia.
Anch'io, come raccontato da Emidio Clementi nel romanzo "La notte del Pratello", ho fatto svuotare una cantina, senza vedere cosa conteneva. Non ho partecipato allo sgombero, non ho preteso alcun compenso. I ricordi non hanno prezzo. 



a  cura di Rames Gaiba
© Riproduzione riservata
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