LA NOTTE DEL PRATELLO
Scrivevo di una storia, di un sogno, che avevo fatto la notte/giorno prima, molto colorato ma in cui il viola predominava e di un nome "Rojjeger" di una fabbrica di vernici, che, poi, ricerche su internet mi avevano detto che non esisteva; un racconto onirico, molto italiano, non contaminato da visioni globalizzate, un crogiolo di ricordi non assemblati, ma in cui trovavo riferimenti nella moda ed al colore (che poi era il mio lavoro), e una vita già vissuta, che forse valeva la pena di scrivere, cercando di mettere insieme qualche parola e collocare, dando luce, ad alcuni ricordi autobiografici.
Per un momento i sensi di colpa vincono sul peccato.
Era una immagine che gli restava addosso fino a quando non scendevamo in città e venivamo riassorbiti da semafori e insegne pubblicitarie.
DI GIORNO UNA COSA, DI NOTTE UN'ALTRA
Il Pratello è un turbinio di colori, di voci e di presenze, con una storia antica che si è trasformata ai giorni nostri in un borgo con una storia percepita di una realtà (in particolare in certe ricorrenze «politiche») un po' ribelle che ha una traccia che lascia il segno, dove anche l’arte non smette mai di dialogare con il quotidiano. ll Pratello è oggi una social street a tutti gli effetti, è uno di quegli iper-luoghi che “non dorme mai”.
Il nome “Pratello” deriva da “Pradello” o “borgo del Peradello” che deriva da un diminutivo di “pero”, indicando un “luogo alberato da peri”, come lo era fino alla metà del 1800³. Il nome "Pratello" è stato usato per la prima volta a metà del XVIII secolo da Gianandrea Taruffi, sostituendo il precedente "Pradello". La forma Pratello, che è quella attuale, iniziò ad essere usata solo dalla metà del XVIII secolo e fu ufficializzata solo successivamente, con la riforma napoleonica, tra il 1796 e il 1802, ed è stata registrata ufficialmente nel 1860.
le liste parallele rappresentano le «guidane» in lastre di granito.
acrilico su carta
* Ora, questa opera è volata a Boston in quanto acquistata da una studentessa americana che vuole ricordarsi Bologna e gli aperativi con gli amici in via del Pratello.
“Solidarietà, memoria, relazioni, degrado: il Bignami del Pratello. La via dalle tinte ambrate, orlata di porticati, è terra di contraddizioni: chiusa e aperta, eterea e carnale, ostinata e arrendevole. Si rincorrono luci e ombre, caos e quiete.Di giorno una cosa, di notte un’altra”.
Più in là, dopo, c'è il resto, che non è più borgata ma città.
₂ Pittare - verbo transitivo [dal latino pictare, iterativo di pingĕre "dipingere", participio passato pictus], come nel poetico uso parlato del sud Italia - [stendere vernice su qualcosa].
₃ Come nelle vicine vie Nosadella e Frassinago crescevano rispettivamente alberi di noci e frassini.
₄ Palazzi moderni costruiti dopo il Secondo conflitto mondiale si trovano al n. 13 e di fronte al n. 12, dopo piazza San Francesco e, più avanti, altro edificio al n. 22. Poi, dal n. 90 fino in fondo alla chiesa di San Rocco e di fronte al n. 97.
MURI PULITI, POPOLI MUTI
IN FONDO POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTA UNA LETTURA
Antonio Mandelli («pratellologo», poiché nel Pratello ha vissuto, da cinno, gli anni della guerra, poi, da giovane, gli anni del dopoguerra e poi, da comunista, gli anni della politica e poi, da protagonista gli anni del Circolo Pavese) definisce così «il Pratello»:
Ed era abitato prevalentemente da un sottoproletariato che lavorava saltuariamente e in parte ... arrottondava con affari poco leciti. Per esempio Tognein faceva il facchino e poi si arrangiava. Poi c'erano anche i ladri professionali, che facevano parte della malavita. Ino si suicidò dopo aver abbandonato la professione, perché non si sentiva più a suo agio. Poi c'erano le donne, poverette, che avevano il maggior carico della famiglia. Erano delle casalinghe, che lavavano nel canale la biancheria dei bolognesi ricchi. Famiglie molto numerose, con una grande miseria. La tubercolosi è stata una delle malattie socialiche nel Pratello ha mietuto molte vittime. Io mi ricordo soprattutto che c'era una gran miseria.¹Negli anni del fascismo il Pratello era contemporaneamente zona di malavita e zona di ribellione politica.
Assieme al sottoproletariato e a chi viveva socialmente ai margini c'era però anche una presenza attiva dei Partiti, socialista e comunista. Una delle prime cellule comuniste di Bologna fu quella del Pratello. Al Pratello c'è stato un discreto movimento partigiano [...]. E c'era anche una certa solidarietà con la malavita. Quando i partigiani, subito dopo la Liberazione, aprirono uno Spaccio Cooperativo per la distribuzione degli alimenti a questa iniziativa collaborarono anche i malavitosi. [...] C'è stata quindi una specie di fusione con la malavita, una via di mezzo tra l'omertà e la solidarietà di classe tra poveracci che devono aiutarsi a sbarcare il lunario.Poi il dopoguerra e, come si usa dire , la ricostruzione, ma in Via del Pratello la ricostruzione c'è stata davvero, con la ricucitura e la stabilizzazione di legami sociali e di appartenenza che non si erano mai sfilacciati nemmeno con la guerra. Questa tessitura di rapporti tra famiglie, tra lavandaie, tra madri coraggio e malavitosi era il «tessuto sociale» del Pratello, cucito appunto col filo dell'appartenenza di classe. A sua volta questo tessuto sociale ha fornito la stoffa ad una sorta di telone da pompiere che ha accolto e attutito la ricaduta in città di altri e nuovi emarginati e nuovi immigrati che nel Pratello trovavano una loro integrazione-deviante.²
Gianfranco Rimondi (drammaturgo, regista, critico e insigne «pratellista», per averci lavorato in qualità di intellettuale-sul-territorio organico al Circolo Pavese per più di vent'anni) così descrive il Pratello:
Via del Pratello è sempre stata una zona maledetta, e come tale attrattiva per i giovani. Moltissimi studenti trovarono alloggio al Pratello. Poi c'è stato il grande flusso di meridionali che lì trovavano a 10.000 lire al mese un buco in cui vivere in sei o sette.Non c'erano tanti insediamenti operai, quanto proprio di «extra». Il Pratello è stata da sempre una strada di passaggio per i provinciali, per quelli che venivano dalla montagna, da Monterenzio o da Monghidoro e che si stabilivano inizialmente lì, trovavano un lavoro e poi magari si sistemavano altrove.E il Pratello come ammortizzatore sociale delle nuove immigrazioni ha funzionato: ha funzionato fino a poco tempo fa. Ha funzionato con i meridionali, ha funzionato con gli studenti, ha funzionato con gli stranieri. Ha funzionato coi sessantottini e ha quasi-funzionato, seppur con qualche strappo profondo, anche coi settantasettini.⁴
Storicamente Via del Pratello è sempre stata una sorta di Centro di prima accoglienza, per tutti. E c'è stata nel Pratello un'integrazione fortissima tra componenti diverse, tra sfigati di vario genere, compresi noi che facevamo teatro.³
₁ Patrizio Roversi - “Il Pratello”, in: Sergio Vincenzi (a cura di) - Il Pratello; Grafis Edizioni, 1993 , p. 18.
₂ Patrizio Roversi - “Il Pratello”, in: Sergio Vincenzi (a cura di) - op. cit., p. 20
Basti pensare alla pluri-rappresentata e premiata 'L'eroica e fantastica Operetta di via del Pratello' (1974) o al lavoro sulla cultura contadina emiliana 'La rabbia della terra' (1975).
₄ Patrizio Roversi - “Il Pratello”, in: Sergio Vincenzi (a cura di) - op. cit., p. 21
Radio Alice viene chiusa il 12 Marzo 1977 alle 23:25 con l'irruzione della Polizia. Di tesi universitarie su Radio Alice ne sono state scritte decine e decine in tutti questi anni. Non solo da studenti di scienze delle comunicazioni e di storia, ma anche di lettere, di musica, di storia dell'arte.
Nel 1977 Umberto Eco tenne alcune gremite lectio magistralis alla Sorbona (università di Parigi) sul linguaggio di Radio Alice: i fatti erano appena accaduti, anzi erano ancora in corso, ed avevano travalicato le Alpi. Scrive Valerio Minnella, uno degli ideatori della Cooperativa Studi e Ricerche sul Linguaggio Radiofonico, proprietaria della radio: vi dirò che sentirgli tradurre il mio «Ecco qui Beethoven, se vi va bene, bene. Se no, seghe.» in «Voici Beethoven, si vous l’aimez, bien. Si non, masturbez vous», dava alle mie parole tutta un’altra eleganza.
A partire dagli anni sessanta, la zona del Pratello è stata sede di movimenti politici e culla di iniziative culturali che hanno lasciato segni visibili anche oggi.
Radio Alice è entrata anche nella trama del film “Lavorare con lentezza”, di cui al link il film completo.
Regista: Guido Chiesa sceneggiato assieme a Wu Ming (Fandango), un collettivo di scrittori italiani fondato a Bologna. Data di uscita: 1° ottobre 2004.
Il film è stato presentato alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Il titolo del film è preso da una canzone di Enzo Del Re⁴, che cantava accompagnandosi con i suoni prodotti da una sedia e la bocca, (contenuta nell'album “Il banditore”, 1974), inserita nella colonna sonora del film e che veniva usata da Radio Alice in apertura ed in chiusura delle sue trasmissioni.
In attesa di provarci di nuovo.
“Buongiorno, qui Radio Alice, lunedì 9 febbraio 1976. Ieri nevicava. Stanotte c'era la luna e il 13 sarà piena. Siamo sotto il segno dell'acquario e i nati in questo giorno sono tendenzialmente azzurri, con una spiccata tendenza agli scioperi felici.”“Qui Radio Alice, chi vuole può venirci a trovare in via del Pratello 41, la porta è aperta, il microfono anche. Domani facciamo una festa in piazza per salutare la primavera. Per stamattina, invece, vi invitiamo a non alzarvi, a stare a letto con qualcuno, a fabbricarvi strumenti musicali e macchine da guerra.”
“Furono giorni di effervescenza e di creatività. Non c'erano la violenza e la cattiveria ideologica che aveva conosciuto in decine di scontri di piazza. C'erano canti, sberleffi, disegni, ironia. Radio Alice un'emittente libera, era un megafono che parlava alla città, della rivoluzione allegra, del potere che ormai si identificava nel PCI.”
Valerio Varesi - Il rivoluzionario
Testo della canzone:
“Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo | chi è veloce si fa male e finisce in ospedale | in ospedale non c'è posto e si può morire presto / Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo / la salute non ha prezzo, quindi rallentare il ritmo / pausa pausa ritmo lento, pausa pausa ritmo lento / sempre fuori dal motore, vivere a rallentatore / Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo / ti saluto ti saluto, ti saluto a pugno chiuso / nel mio pugno c'è la lotta contro la nocività / Lavorare con lentezza senza fare alquno sforzo / Lavorare con lentezza (recitato più volte)”.
Si noti il riferimento a Rino Gaetano nella strofa “chi è veloce si fa male e finisce in ospedale | in ospedale non c'è posto e si può morire presto”. Rino è morto così.

In Memoria di Anteo Zamboni⁵
Negli anni ottanta nasce il Circolo di Cultura Cesare Pavese e nel 1991 due edifici inagibili, siti ai civici 76 e 78 di via del Pratello, vennero occupati per essere adibiti ad abitazioni e spazi sociali. Qui presero vita importanti realtà musicali e iniziative culturali, come Prate TV, una delle prime televisioni di strada italiane. Gli stabili vennero sgomberati nell'Agosto del 1996.
“Eppure non era un quartiere di vecchi. Non invecchia mai, pensava, chi a settant'anni è capace di capire perché a venti possa farti schifo tutto. Lo pensava passando davanti alle case occupate dai ragazzi coi cappelli dritti e gli sguardi ansiosi, quelli che all'inizio i vicini avevano sbirciato di traverso, e poi com'era d'abitudine al Pratello, erano diventati parte della famiglia, perché la voglia di parlare con chi ti sembra estraneo e diverso, al Pratello faceva sì che alla fine tutti capivano che c'è sempre un motivo per esser come uno è.”
Alla luce delle prove, scavalca i muri...
Tra sacro & profano
Si inizia dal n. 1 (vedi foto a lato) poi, nell'ordine, al n. 3, al n. 21, al n. 41. Altri altarini sono nel silenzio dell'interno, negli androni, sui pianerottoli.
Non si può non citare odonimo di via Paradiso (si trova a 380 metri da via del Pratello n. 1) dove all'incrocio troviamo un "manifesto", resisterà per poco, se non nella memoria di una foto e/o di un file di computer. Come altri Paradisi che furono in Bologna nel Medioevo, questo Paradiso era così chiamato perché portava ad un luogo sacro, che, nel caso specificò era la chiesa, ora sconsacrata, di San Niccolò, ancora esistente di via San Felice 41. Nella stessa via Paradiso troviamo un'altra edicola votiva.
a destra: via Paradiso - cappella votiva
foto: © Rames Gaiba
foto: © Rames Gaiba
foto: © Rames Gaiba
Così scrisse Antonio Gramsci, sul primo numero di L’Ordine Nuovo, pubblicato il primo maggio del 1919.
al civico 90 di via del Pratello, il circolo "sezione" del PD (ex PCI)
e l'inconfondibile "rosso Bologna" “... il più fisico, quello che richiama di più al corpo ed al sangue umani...”.
Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1955
STREET ART IN PENNELLO BOLOGNESE
UNA STORIA CHIAMATA “PRATELLO”
“Strada di schiavi e di puttane. Di protettori e ladri di polli. Di mangiatori di topi. Anche di gatti, ovviamente. Origini oscure. Subarbia. Subarbia anche dopo, una volta inglobata alla città. Addossata alle mura. Terorizzata dai mutamenti. Quasi campagna e quasi città. Rifugio di giocatori d'azzardo, esperti in truffa alla francese, preti, uomini arrapati, alcolizzati, cacciatori di topi, spie, travestiti. Fame perenne. Regno del precariato. Indolenza. Nel corso dei secoli”.
foto: © Rames Gaiba
Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, 1994
(siamo sempre nel rione o Borgo del Pratello ...
Nel dopoguerra esistevano in via del Pratello “il venditore di ghiaccio” (in dialetto bolognese “al giazarol”), il venditore di carbone e legna da stufa e un “tosacani”.
Tra il civico 77 e 79 del Pratello, tramite una vetrina si accedeva ad una piccola bottega di “ferrovecchio” nel retro della quale si apriva un gigantesco cortile pieno di rottami e scheletri di macchine.
Ancora resiste, e quanto è appropriato questo verbo: terza persona singolare dell'indicativo presente di resistere, il piccolo negozio della Pasta fresca Naldi al civico 69/c, quel mazzolin di fiori dal Pratello, che da oltre 30 anni moltiplica amorevole cortesia petroniana e pasta fresca.
foto: © Rames Gaiba
Bufala e Salame Piccanti
ben cotta
Serrande di negozi alimentari - via del Pratello 65
foto: © Rames Gaiba
Portico di un palazzo in via del Pratello 90-92
foto: © Rames Gaiba
dove vi era il Circolo Pavese e il Teatro dei dispersi - Accademia 96
foto: © Rames Gaiba
“... forse manca il prete ma
di certo c'è il Dio degli scombinati
I versi sono di Roberto Mastai, pittore, illustratore, libraio, artista del Pratello.
Via del Pratello
/ più in là / dopo il semaforo / Malpighi / c'è il resto / che non è più paese / ma rumore
Poesia di Roberto Mastai – Murale di Leonardo Fornito
foto: © Rames Gaiba
poivorreiSpecialmente oggi,
essere al Pratello
ubriaco con te
in mezzo alla ressa
e dirti
“Ti amo Bologna”Aprile - 25
foto: © Riccardo Badolato
Quando ormai
la sala del Mutenye
- l'utima, avevo deciso,
tenendo d'occhio
orario e stanchezza -
lei entrò e chiese
un bicchiere di rosso.
L'ottenne, per via di quella
disperazione lunga, che non
le riusciva di fermare ...
Sante Notarnicola¹
₁ Sante Notarnicola (1938 - 2021), poeta ribelle rivoluzionario, in carcere dove ha passato più di 21 anni, l'oste del Pratello che fece parte della banda Cavallero. Il Mutenye, è un luogo dello spirito, ed è aperto da più di 20 anni - ovviamente - in via del Pratello 44/a.
Nella notte ci guidano le stelle,
ho trovato un tavolo, ti aspetto per cena?
CHIEDO ALLA LUNA TONDA
ha rigugitato tutti i giugni
passati.
Penso all'indietro
e sogno una Primavera di Praga
per arginare le maschere armate,
per consolare un popolo
ordinato, silenzioso,
fantasma nelle strade cittadine
spaventato dal gesto più comune:
ti ho incontrato e ho praticato
la giusta distanza,
sarà la regola più reiterata
di un incontro fortunato?
Avrà un verso l'esplorazione
dei prati, delle case, dei quartieri?
Esisteranno ancora
le mandrie in Pratello sogno?
Domando al cielo e stasera,
alla luna tonda, tanto tonda
che sembra la vita
che ci sfronda,
via da quel tempo rigurgitato,
dal glicine profumato.
della musica
c'erano i veli
che virgolavano
sulla luna.
Notte profonda
con musica dolce
per andare
a un incontro
rubato al supermercato.
Braccialetti di finto oro
brillano,
stelle nascoste
nella luce del mio quartiere.
------
(Marzo 2021)
con molta giovane libertà.
E ora? Le storie dei luoghi non hanno mai fine. Quelle delle persone sono nei ricordi di chi ancora in vita ti ha conosciuto, ed a cui non ti rimane che chiedere un po' di benevolenza nel giudizio. Altri, sconosciuti nei volti, leggeranno questa storia.
Anch'io, come raccontato da Emidio Clementi nel romanzo "La notte del Pratello", ho fatto svuotare una cantina, senza vedere cosa conteneva. Non ho partecipato allo sgombero, non ho preteso alcun compenso. I ricordi non hanno prezzo.
a cura di Rames Gaiba
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- VIA MARGUTTA la strada degli artisti a Roma... come dentro un film
- Vicolo dei Lavandai - Milano
C'è a Milano una città nella città; angoli talvolta defilati, che vogliono il piacere della scoperta. Sono "cartoline" che una volta ritrovate si rivelano, perché luogo nascosto in un anfratto del Naviglio Grande, inaspettate meraviglie della “vecc Milàn”. - BOLOGNA, l'arte del passato tessile
(dal mio blog "TRAMA E ORDITO il blog della moda")
































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